La vittoria di Romizi è stata descritta come una vittoria del centro destra che dopo 70 anni strappa Perugia al centro sinistra. Questo è vero solo in parte, perché nella vittoria di Romizi c’è molto di più del vecchio confronto tra destra e sinistra, c’è il ridimensionamento dei partiti tradizionali e molti contenuti nuovi dei quali Perugia ed il nostro Paese hanno urgente bisogno per uscire dalla crisi (politica, sociale, economica e ambientale).

Nelle elezioni comunali del 2009 Boccali aveva vinto al primo turno con 51.116 voti (52,94%), mentre lo sfidante Sbrenna ne aveva avuti 36.447 (37,74%). Considerato che, nelle elezioni politiche dello scorso anno, il M5S aveva avuto alla Camera 24.924 voti (25,06%) era quasi scontato che il nome del sindaco si sarebbe deciso al ballottaggio. Al primo turno Boccali si è, infatti, fermato a 39.582 voti (46,55% con 11.534 voti in meno rispetto al 2009), Romizi ne ha avuti 22.375 (26,32%), Rosetti 16.225 (19,08%) e Barelli 3.222 (3,79%).

Il primo storico risultato di mandare al ballottaggio il sindaco uscente è quindi sicuramente da ascrivere alla presenza non solo del M5S ma soprattutto delle liste civiche (vedi analisi dei flussi elettorali AUR).

All’affermazione del M5S e delle liste civiche è corrisposta la perdita di consenso dei partiti politici che complessivamente avevano avuto 89.039 voti nel 2009, mentre ne hanno ricevuti 79.679 nel 2014. In particolare, il PD che aveva 31.737 voti nel 2009, oggi ne ha avuti 29.484, mentre il PdL che ne aveva 25.667 nel 2009, oggi con i tre partiti del centro destra arriva a 17.151. A ciò si aggiunge la scomparsa nel consiglio comunale di IdV, UDC, RC, SEL e Comunisti Italiani.

Con il centro destra disunito e poco convinto, e con Romizi indietro di 17.207 su Boccali, dopo il primo turno erano in molti a ritenere improbabile la vittoria di Romizi. Anche perché i partiti del centro destra hanno perso 8.516 voti rispetto al 2009 e Romizi 14.072 rispetto a Sbrenna.

In tale difficile situazione, appena conosciuti i risultati del primo turno Romizi ha annunciato la mossa che si sarebbe rivelata vincente: un appello agli altri candidati sindaco ad apparentarsi per fare fronte comune contro un Boccali sempre più arrogante e impopolare. Un appello motivato dalla sostanziale convergenza sui contenuti che gli altri candidati sindaco avevano manifestato durante la campagna elettorale.

All’appello abbiamo risposto positivamente con Wagué e il 31 maggio abbiamo sottoscritto l’accordo “Romizi – Barelli – Wagué. Insieme per il cambiamento” che prevede un nuovo modello di partecipazione pubblica (Giunta civica, verifica annuale dell’attuazione del programma del Consiglio Grande) e punti programmatici con particolare attenzione alla tutela dell’ambiente. L’accordo ha segnato per le liste civiche Perugia Rinasce e CReA Perugia (che lo hanno approvato con un solo voto contrario) la nascita di un ambientalismo maturo che acquisisce quella necessaria autonomia dagli schieramenti politici e si affranca dalla sudditanza politica e psicologica del centro sinistra, per allargare le proprie istanze ad un centro destra costretto a confrontarsi con l’ineludibilità politica, sociale ed economica dell’ecologia.

Un accordo che prevede partecipazione pubblica e attenzione all’ecologia che sono due aspetti molto apprezzati anche dagli elettori del M5S che hanno risposto in modo positivo all’appello al voto che abbiamo fatto in favore di Romizi (il 37% ha votato al ballottaggio per Romizi, mentre a Terni, sempre secondo l’analisi dei flussi elettorali, gli elettori del M5S si sono astenuti).
All’impopolarità di Boccali, nel ballottaggio si è, quindi, aggiunta la strategia vincente di Romizi: apparentamento con le liste civiche, passo indietro dei partiti della coalizione del centro destra (nessun leader nazionale e locale a fare campagna elettorale), metodo e contenuti dell’accordo che hanno convinto anche parte degli elettori del M5S.

Una strategia di cambiamento fatta di persone e di punti programmatici che hanno superato gli stretti e sino ad oggi perdenti confini del centro destra cittadino e che hanno rassicurato una città storicamente di centro sinistra. Una strategia che ha portato alla grande vittoria di Andrea Romizi e che ha fatto e farà diventare Perugia un caso ed un laboratorio politico di interesse nazionale.

Urbano Barelli